SOS risparmio: 4 consigli pratici per spendere meno

In una famiglia le spese da sostenere sono davvero tante e, se non si sa come tagliare i vari sprechi e limitare i relativi costi, le conseguenze alla fine di ogni mese non possono che essere negative. Come imparare l’arte del risparmio? Provate a seguire questi semplici consigli.

1) Attenzione al consumo di gas

In ogni casa è la bolletta del gas quella più temuta in assoluto, eppure per limitare le spese basterebbe qualche piccola accortezza. Mentre cuciniamo, ad esempio, dovremmo sempre scegliere il fornello adatto alla grandezza della pentola che stiamo utilizzando: usarne uno più grande non velocizzerà la cottura ma ci farà consumare una quantità maggiore di gas. Anche sul riscaldamento a volte tendiamo a esagerare (sapevate che anche un solo grado in più in casa fa lievitare la bolletta?) e in questo caso la scelta del fornitore diventa fondamentale; sempre a questo proposito può essere utile anche approfondire i fattori che influenzano il costo del gas metano su Facile.it, per capire meglio da cosa dipendono le varie voci di costo.

2) Lavaggi solo a pieno carico

Quante volte capita di avviare la lavatrice con il cestello riempito per metà solo perché ci servono alcuni vestiti? Si tratta di un’abitudine che va contro il nostro portafogli ma anche contro l’ambiente, se si considerano i consumi idrici ed elettrici legati all’uso di questo elettrodomestico. Cercate quindi di arrivare sempre a pieno carico prima di avviare un lavaggio, ma attenzione anche al caso opposto: non riempite troppo il cestello, perché in questo caso i capi inseriti non avrebbero lo spazio per igienizzarsi correttamente. Lo stesso vale per la lavastoviglie, naturalmente; in questo caso sarebbe meglio togliere tutti i residui di cibo da piatti e posate prima di inserirli, per evitare che si creino cattivi odori in attesa di riempire il carico.

3) No agli scaffali centrali

Noi mamme lo sappiamo bene: la spesa alimentare rientra decisamente tra le voci che pesano di più sul bilancio di fine mese. Per evitare di spendere più soldi del dovuto, quindi, è bene essere preparate e non fare errori da principianti come mettere nel carrello i prodotti posizionati in modo tale da essere più a portata di mano. A meno che non ci siano delle offerte in corso, infatti, gli scaffali centrali dei supermercati ospitano i prodotti delle marche più note e, di conseguenza, presentano di solito dei prezzi piuttosto alti. La soluzione sta quindi nel puntare sui prodotti che si trovano sugli scaffali in alto o in basso: è qui che troverete le occasioni migliori.

4) Guerra agli avanzi!

Quante volte capita di esagerare con la quantità di cibo e finire per cucinare per un esercito invece che per le solite tre o quattro persone, finendo per far andare a male il cibo avanzato? Per non sprecarlo inutilmente bisogna quindi prima di tutto cucinare le quantità giuste, ricordando di pesare gli ingredienti invece di dosarli “a occhio”, e poi provare a riciclare gli avanzi, nel caso ce ne siano: le ricette che possono essere d’aiuto per usare gli avanzi di cibo in modo intelligente e creativo sono davvero tantissime e il web in questo è un ottimo alleato.

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Olio di cocco proprietà e benefici

La sua particolare composizione, conferisce all’olio di cocco proprietà importanti, che vanno dallo stimolare il metabolismo fino al combattere virus e batteri. Inoltre può essere un’importante alleato nella cura del corpo avendo proprietà idratanti e di protezione.
Vediamo in dettaglio tutti i benefici dell’olio di cocco:
Aiuta a bruciare più calorie

È stato dimostrato che i trigliceridi a catena media, di cui, come abbiamo visto, l’olio di cocco è ricco, hanno l’effetto generale di stimolare il metabolismo a funzionare più velocemente e quindi a bruciare più calorie. È stato calcolato che un consumo giornaliero di 15-30 gr. di trigliceridi a catena media aumenti il dispendio energetico del 5%, per un totale di circa 120 Kcal bruciate al giorno. 

Aiuta perdere grasso, soprattutto quello addominale

Proprio perché stimola il metabolismo, l’olio di cocco può essere un’importante alleato per chi vuole perdere peso: uno studio del 2009 ha dimostrato che il consumo nelle donne di 30ml (3 cucchiai) di olio di cocco al giorno per 12 settimane non solo non causa aumento di peso, ma determina anche una riduzione del grasso addominale o viscerale, un tipo di grasso molto pericoloso e difficile da perdere, che contribuisce a maggiori problemi cardiaci. Tenete presente che questa proprietà dell’olio di cocco non aiuta solo gli essere umani ma anche i nostri amici a 4 zampe!

Riduce appetito , favorendo la sazietà

Un’altra caratteristica interessante dell’olio di cocco è che può ridurre il senso di fame, aumentando il senso di sazietà e facilitando in questo modo il controllo del peso. Questo sembra essere dovuto all’azione dei corpi chetonici che si formano nel fegato a seguito della trasformazione degli acidi grassi a catena media.

Contrasta la steatosi epatica ed ha effetti epatoprotettivi

L’olio di cocco fa bene al fegato. In virtù della sua capacità di ridurre i livelli di trigliceridi e colesterolo e migliorare la risposta glicemica, quest’olio ha dimostrato avere effetti protettivi nei confronti del fegato, migliorando le condizioni di quest’organo anche in caso di steatosi (il cosiddetto “fegato grasso”).

Mantiene in salute il cuore

Molti studi hanno dimostrato i benefici dell’olio di cocco sul sistema cardiovascolare. Il regolare consumo di olio di cocco, infatti, riduce i rischi cardiovascolari grazie alla diminuzione dei livelli di colesterolo totale, cattivo (LDL) e trigliceridi, mentre, aumentando i livelli di colesterolo buono (HDL) agirebbe come potente antiossidante e antistress.

L’olio di cocco ha proprietà antimicrobiche

Grazie all’azione dell’acido laurico (che costituisce circa il 50% degli acidi grassi dell’olio di cocco) e al monogliceride monolaurino, l’olio di cocco protegge dall’attacco di virus e batteri e può anche contribuire a combattere i lieviti, i funghi e la candida.

Mantiene in salute il cervello

Numerosi studi sono stati focalizzati sul potenziale ruolo preventivo e curativo dell’olio di cocco sui disturbi neurodegenerativi e sul rafforzamento delle funzioni cognitive in generale. I trigliceridi a catena media presenti nell’olio vergine di cocco possono essere rapidamente metabolizzati producendo corpi chetonici, utili nel trattamento di varie patologie neurologiche. In particolare, si è visto un miglioramento immediato della funzionalità cerebrale in pazienti con forme lievi di malattia di Alzheimer. Anche le proprietà antiossidanti di quest’olio potrebbero essere d’aiuto nel trattamento di questi disordini.

Proprietà antiossidanti dell’olio di cocco

Vari studi scientifici dimostrano le proprietà antiossidanti dell’olio di cocco, che sembra sia in grado di proteggere le cellule dai fattori che promuovono i processi ossidativi e quindi l’invecchiamento e la morte cellulare. L’olio di cocco è infatti ricco di polifenoli quali acido cumarico, acido ferulico e caffeico. 

Effetti antinfiammatori per la pelle

Gli effetti antinfiammatori dell’olio di cocco sulla pelle sono stati ampiamente studiati. Da numerosi studi scientifici si è visto che questo olio e la sua variante ottenuta in laboratorio tramite ripetuti effetti fermentativi, se applicati sulla pelle sono in grado di proteggere lo strato corneo dell’epidermide poiché inducono la stessa epidermide alla produzione di molecole antinfiammatorie. Questa proprietà è da attribuire ai polifenoli contenuti in quest’olio

Olio di cocco per la cura del corpo

Altra particolarità, l’olio di cocco è un meraviglioso idratante per la pelle e per i capelli in quanto ha una buona quantità di vitamina E, un antiossidante molto protettivo. Studi su persone con pelle secca mostrano che l’olio di cocco può migliorare il tasso di umidità e il contenuto lipidico del derma.
Un’altra applicazione per la cura del corpo è come collutorio: l’olio di cocco può infatti uccidere alcuni dei batteri nocivi nella bocca, migliorare la salute dentale (si può utilizzare al posto del dentifricio in quanto ha anche un potente effetto sbiancante e anti-macchia) e ridurre l’alito cattivo.
In ultimo, può essere utilizzato come protezione solare per i capelli, utile nel ridurre i danni dei capelli, bloccando circa il 20% dei raggi solari ultravioletti.

Olio di cocco vergine: consigli d’uso È possibile utilizzare l’olio di cocco vergine in cucina sia per condire i nostri piatti a crudo, sia in cottura. L’olio di cocco, infatti, ha un punto di fumo abbastanza alto e si presta quindi a cotture ad alte temperature. Lo si può utilizzare anche per condire insalate, piatti freddi o anche negli impasti dei dolci, visto il sapore particolarmente delicato. Inoltre lo si può sciogliere in una tazza di tè o in un frullato di frutta fresca. Un’ulteriore idea per usare questo alimento è quella di spalmarlo sul pane al posto del burro, in questo caso è però necessario tenere l’olio a temperatura ambiente inferiore ai 25 gradi, in modo tale da solidificarlo. Ricordiamo infatti che al di sotto dei 25 gradi l’olio di cocco solidifica. Per un consumo alimentare, naturalmente, è consigliato l’olio di cocco vergine e non quello raffinato, che ha subìto processi di sbiancamento e deodorazione. La quantità consigliata da utilizzare giornalmente è di circa 30 grammi, ma bisogna tener conto che, essendo un olio, se intendiamo consumarlo con una certa regolarità, dovrà in parte o totalmente sostituire ogni altro condimento grasso che di solito utilizziamo, altrimenti sia le calorie della nostra dieta, sia la quantità di acidi grassi saturi saliranno notevolmente, eccedendo così il quantitativo giornaliero raccomandato.

Olio di cocco : controindicazioni

L’utilizzo dell’olio di cocco non ha particolari controindicazioni l’importante è non esagerare, si tratta pur sempre di un grasso, in buona parte saturo. Nella nostra dieta, infatti, non dovremmo assumere più del 10% di grassi saturi! Come abbiamo anticipato sopra, per avere benefici gli studi parlano di 2 cucchiai al giorno. La qualità che va scelta per il consumo alimentare è esclusivamente extravergine, si tratta di un olio di cocco ottenuto per spremitura a freddo, non raffinato, non deodorato, non decolorato; tutte queste caratteristiche garantiscono un alto contenuto di acido laurico e la conservazione delle vitamine come la E. Inoltre, ricordatevi che se utilizzate quest’olio regolarmente per la cura del corpo è preferibile scegliere un olio di cocco extravergine biologico, per ridurre l’assorbimento di tossine e pesticidi.

pesticidi. Curiosità L’olio di cocco è solido a temperature inferiori ai 25 °C e va conservato al buio, meglio se fuori dal frigorifero. Ha anche un’ottima resistenza al calore, cosa che lo rende un grasso particolarmente indicato nelle cotture ad alte temperature anche se di certo non è fra gli oli più economici da utilizzare! Ma con un po’ di fai da te è possibile autoprodurlo in casa con pochissimi strumenti a partire dalla farina di cocco o dalla polpa della noce di cocco.

Haters: come difendersi e gestirli

Parlando di  haters devo dire che ogni tanto cado in tentazione e vado a leggere i commenti scritti sotto il mio Ted Talk e quando lo faccio non vedo solo 300.000 visualizzazioni e 7.000 pollici in su, ma anche un certo numero di persone che criticano non solo le mie idee ma, anche la mia persona, senza avere lontanamente idea del mio percorso di vita.

Devo ammettere che di tanto in tanto mi scopro a pensare “ma se i miei figli un domani dovessero leggere questi commenti  che idea si farebbero di loro padre?”
Il punto è che chi scrive quelle cose agisce senza riflettere sulle conseguenze della sua comunicazione.

Senza provare a mettersi nei panni di chi ha investito tempo, energia e spesso anche denaro per divulgare un’idea.

La verità è che non importa come sceglierai di vivere la tua vita, stai certo che ci saranno sempre nemici e persone difficili con cui avere a che fare.

Per una ragione o per l’altra, qualcuno troverà una ragione per proiettare le sueinsicurezze , le sue negatività e le sue paure su di te e sulla tua vita, e tu dovrai farci i conti.

Con questa premessa ben in mente, parliamo di hayers e di come affrontarli attraverso 3 spunti che condividerò con voi.

1) Il più grande critico nella tua vita

La prima riflessione è che è molto più semplice lamentarsi dei critici esterni, ma di norma il critico più grande e insidioso di tutti è dentro di te.

Lavorare per superare la tua vulnerabilità e incertezza è spesso la più grande sfida che dovrai affrontare per raggiungere i tuoi obiettivi.

Prima di iniziare a fare video, ad esempio, sapevo che volevo fare i video ma non li facevo, temporeggiavo e non sono state le critiche degli altri a trattenermi, ma le mie preoccupazioni interiori, le mie critiche su me stesso, ad esempio il fatto le persone pensassero male di me.

Sembra stupido, ma può volerci una vita per imparare che il fatto che le persone ti criticano non significa che abbiano davvero a cuore la tua scelta di fare qualcosa di diverso. Di solito, gli haters semplicemente ti criticano e poi vanno avanti. Ciò significa che anche tu potresti fare la stessa cosa.

Ma questo è più facile a dirsi che a farsi perché a tutti piace ricevere approvazione e io non faccio certo eccezione. Ogni volta che scelgo di correre il rischio e di condividere il mio lavoro con il mondo del web, mi chiedo cosa penseranno i miei amici, cosa penserà la mia famiglia e come mi vedranno le persone intorno a me per via di questa scelta. Questo gioverà alla mia reputazione ?La danneggerà? Dovrei preoccuparmi della mia reputazione?

Alla fine, arriva un momento in cui mi dico  puoi essere giudicato perché hai creato qualcosa , o ignorato perché hai lasciato il tuo talento dentro di te”.

Questo pensiero mi spinge a contribuire con qualcosa al mondo invece che proteggermi dalle critiche .

2. Concentrati sulla strada, non sul muro

Abbiamo visto che la verità riguardo alla critica è che è quasi sempre nella tua testa. Inoltre, siamo fatti in modo per cui ricordiamo le emozioni negative più fortemente di quelle positive, e anche con dettagli più vividi.Vediamo allora un modo per iniziare a gestire queste situazioni, che può essere riassunto dal motto “concentrati sulla strada, non sul muro”, che è poi il consiglio che il grande pilota di automobili da corsa Mario Andretti – ormai in pensione – dava a chi voleva avere successo in Formula 1.

Lui diceva: “Non devi guardare il muro. Perché la tua auto va dove vanno i tuoi occhi. Quando guidi a 200 miglia orarie devi concentrarti sulla strada di fronte a te. Se guardi il muro, finirai per colpirlo.” 

Lo stesso si potrebbe dire per la tua vita, il tuo lavoro e per la gestione dei nemici  e delle persone che ti criticano. Se ci pensi, la critica e la negatività delle persone difficili sono come un muro e se ti concentri su di esse, allora ci andrai a sbattere. Sarai bloccato da emozioni negative , da rabbia e insicurezza.  La tua mente andrà dove la tua attenzione è focalizzata. Non è che la critica e la negatività ti impediranno di raggiungere il traguardo, ma possono sicuramente distrarti da esso. Questo è il mio approccio preferito alle critiche. Quando qualcuno pronuncia un commento negativo (parlo di quelli distruttivi, non delle critiche sensate) uso questo come segnale per riprendere il mio lavoro e per concentrarmi sulla strada davanti a me. Ma non sempre ho seguito questa strategia, all’inizio chiamavo a casa le persone! Vediamolo nel terzo punto.

3) Se devi rispondere fallo bene

Praticamente quello che facevo, a fronte di alcuni commenti da parte dei miei colleghi, era cercare il loro cellulare su internet e poi chiamarli, per parlare delle brutte cose che mi avevano scritto. Alla fine, almeno tra colleghi dobbiamo chiarirci e comprendere che la tua comunicazione ha delle conseguenze, e magari può essere anche fraintesa. E a furia di chiamare colleghi su colleghi ho capito che la maggior parte delle persone ha bisogno di amore e accettazione molto di più di quanto abbia bisogno di consigli.Al telefono, se ascoltati, quei colleghi cambiavano in maniera drastica, e diventavano anche loro successivamente più favorevoli a quello che facevo online. Quando Gary Vaynerchuk pubblicò il suo bestseller “Crush It”, ricevette dozzine di recensioni a 1 stella e a 2 stelle su Amazon.

Piuttosto che reagire e giustificare il suo lavoro, Gary decise di rispondere a molte delle recensioni negative con scuse sincere.

Ad esempio, un lettore di nome Frank lasciò una recensione a 1 stella e scrisse: “Come mai questo libro è stato pubblicato?” 

Vaynerchuk gli rispose così:

“Frank, mi dispiace così tanto di avertelo inviato, spero di incontrarti e di passare 15 minuti insieme per scusarmi e per rispondere a qualsiasi tua domanda, immagino di aver bisogno di molte più informazioni, sono molto dispiaciuto.”

Morale della storia: Vaynerchuk è riuscito a ottenere il numero di Frank e lo ha chiamato per parlare della questione.Dopo la loro conversazione, Frank ha scritto un commento successivo alla sua recensione del libro, dicendo:

“Se Amazon avesse un sistema di classificazione delle persone, dovrei dare a Gary 5 stelle. Non si può fare a meno di essere impressionati da qualcuno che ti risponde così velocemente e gestisce le critiche in modo così gentile. “

 

Quindi: se deciderai di rispondere ai tuoi haters fallo per ottenere una risposta del genere, non per insultarli a tua volta e ricordati che la maggior parte delle persone non vuole essere convinta del fatto che il tuo lavoro sia meraviglioso, ma vuole solo sapere che a te interessa la sua critica.

L’importanza di affrontare le difficoltà della vita

Una favola antica racconta che un contadino trovò il bozzolo di una farfalla lungo il sentiero che stava percorrendo. Pensò che per terra sarebbe stato in pericolo e lo portò a casa per proteggere la piccola farfalla che stava per nascere. Il giorno dopo si rese conto che nel bozzolo c’era un minuscolo foro. Quindi iniziò ad osservarlo e vide che la farfalla stava lottando per uscire.

 

Lo sforzo del piccolissimo animale era enorme. Per quanto continuasse a provarci, non riusciva a uscire dal bozzolo. A un certo punto, la farfalla sembrò rinunciare. Rimase immobile. Come se si fosse arresa.

 

Così, il contadino, impietosito dall’impegno della piccola farfalla, tirò fuori un coltellino da lavoro e delicatamente allargò il buco del bozzolo, finché la farfalla poté uscirne senza alcuno sforzo.

Voleva aiutare la farfalla a liberarsi. E ci riuscì! Finalmente l’insetto poteva uscire.

 

Eppure, quando lo fece, il suo corpo era infiammato e le sue ali troppo piccole, come se fossero piegate. L’uomo attese, immaginando che fosse una fase passeggera. Pensò che presto la farfalla avrebbe spiegato le ali e spiccato il volo. Ma non andò così: l’animale continuò a trascinarsi senza riuscire a volare, e dopo poco morì.

 

Il contadino si accorse del grave errore fatto ed imparò una lezione che non dimenticò per il resto della sua vita: attraverso le difficolta la natura ci rende più forti e capaci di realizzare i nostri sogni .

Questa favola ci insegna almeno 2 cose di fondamentale importanza:

 1) Non sempre ciò che è facile porta vantaggio

Spesso dobbiamo superare delle difficoltà, che ci rendono più forti e ci aiutano. A volte, come nel caso della farfalla, ci salvano addirittura la vita. Le prove della vita ci possono rendere migliori, ci aiutano a progredire: è cadendo che un bambino impara a stare in equilibrio, e se gli impedissimo di fare l’esperienza di cadere non riuscirebbe a stare in piedi dal nulla.

Questo significa che la via corta è quella lunga. Troppe volte troppe persone si chiedono come fare più in fretta, e presi dalla foga di risparmiare tempo, energie, denaro… fanno delle scelte sbagliate.

Compiono furbizie, cercando di saltare a piè pari le difficoltà che si pongono davanti a loro.

Ma in questo modo perdono in forza di volontà , autodisciplina e spirito di sacrificio, 3 ingredienti fondamentali in ogni vita.

2) Quando cerchiamo di proteggere le persone cui teniamo , le rendiamo fragili

Questo significa che non sempre aiutare è di aiuto, al contrario.

Abbiamo un impulso a voler evitare la sofferenza alle persone cui vogliamo bene, ma forse è anche giusto lasciare che possano sperimentare il dolore, toccarlo con mano, starci fianco a fianco.

Questo non significa lasciarle da sole, possiamo stare al loro fianco, in silenzio, e tifare per loro. Ma è importante rispettarne gli spazi e permettere loro di imparare a gestire il dolore in autonomia.

Dobbiamo capire che ci sono momenti in cui dobbiamo essere presenti, ma che quella lotta non può essere portata a termine da nessun altro se non da chi sta soffrendo.

Perché alcuni cambiamenti, alcune forme di aiuto possono venire solo dall’interno e il nostro ruolo in quel caso è di sostenere questo sforzo, aiutare la persona ad accedere alle sue risorse interne, non sostituirci a lei.

 

I diamanti si formano nelle viscere della terra, sottoposti a pressioni inimmaginabili.

E così anche nel nostro caso alcune prove sono indispensabili per crescere forti, sicuri di noi e fiduciosi. Non cercate sempre la strada più facile, perché le cose migliori richiedono fatica per dare soddisfazioni.

Dare più valore alla tua vita: 3 strategie immediate

I valori sono quella cosa che ti fa sentire che la vita vale, merita di essere vissuta e che se riesci a entrare in contatto con i tuoi valori anche il tuo livello di felicità ne risente.

Ora: non ci sono valori giusti o sbagliati a prescindere, ognuno deve trovare i suoi e vivere in accordo a essi.

Tuttavia, vorrei parlare di 3 macro-categorie dentro le quali solitamente rientrano i valori che aiutano le persone a vivere meglio. Ma, prima di tutto, prova a rievocare un ricordo (recente o meno) che per te rappresenta una cosa bella che ti è accaduta, un momento piacevole che hai vissuto volentieri. Può essere qualcosa di eccezionale come la prima volta che hai preso in braccio tuo figlio appena nato, o anche solo il pensare a un giorno nel quale hai preso del tempo per te e te lo sei goduto .

Ora provo a rievocare l’immagine , a riviverla, e focalizzati all’interno di quel ricordo su quello che tu stai facendo, come ti stai comportando, cosa ciò che stai facendo dice sulle tue qualità personali e come stai trattando te stesso, o le altre persone a te vicine nel ricordo.

Ok, torniamo alle tre macrocategorie di prima, perché scommetto che il tuo ricordo piacevole implica in qualche modo uno o tutti e tre questi valori.

1) La connessione

Il primo è quello della connessione. Significa essere coinvolto e pienamente presente con qualcuno o qualcosa (con la natura, con un’attività fisica o mentale, con il tuo corpo, etc.).

2) La cura

Il secondo valore è quello della cura: nel ricordo forse ti stavi prendendo cura di qualcuno o qualcosa? Stai esprimendo affetto per te stesso o qualche altra cosa/persona per te preziosa e importante?

3) Dare un contributo

Il terzo valore è quello del dare un contributo: nel ricordo stai contribuendo alla felicità o alla salute tua o di altri? Stai condividendo qualcosa di importante, stai dando amore, entusiasmo, curiosità,

coraggio …

Ripeto: non ci sono valori universalmente giusti , questi tre: connetterti, prenderti cura e dare un contributo sono spesso utili punti di partenza per vivere la tua vita con uno scopo.

E se ci presti attenzione nella tua quotidianità, la stessa cosa che magari hai sempre fatto, acquisirà un nuovo prezioso significato.

Prendi lo stare con tuo figlio: se vuoi essere un genitore amorevole, provare amore nei suoi confronti non basta, perché devi mostrarlo nell’azione concreta.

Allora questo lo fai se, ad esempio, ti connetti con lui quando state insieme, quando ti coinvolgi nelle sue attività e sei presente. Se fossi distratto, d’altra parte, che messaggio gli invieresti? È chiaro che nel momento in cui sei connesso pienamente con qualcuno o qualcosa , il rapporto si arricchisce rispetto a quando sei disconnesso.

E devi prenderti cura  di tuo figlio, della sua salute, educazione, delle sue paure e speranze. Che messaggio gli invieresti se non ti prendessi cura di lui? Un rapporto dove non ti prendi cura dell’altro ha ben poche speranze, mentre prospera se gli dai attenzione.

Ecco come la connessione , la cura e la contribuzione che Russ Harris ha chiamato le 3C) sono i 3 pilastri dell’amore.

Ma dell’amore non solo per un figlio, ma per il tuo lavoro, per i tuoi amici, per le tue passioni, per la tua vita.

Sembrerà strano ma è così: puoi rendere in poco tempo la tua vita significativa semplicemente portando le 3 Cin uno o più dei tuoi rapporti.

Anzi parti già ora, chiediti: quale è il rapporto per me più importante in questo momento?

E poi: cosa posso fare adesso, in questo rapporto, che implichi connessione, cura o contribuzione?

Provaci e fammi sapere che risultati raccogli J.

Cosa vuoi fare “da grande”?

Una domanda che ha forse sempre messo un po’ in crisi, ma oggi probabilmente ancora di più. Intanto cosa vorrà mai dire “da grande”? Quando posso essere considerato “grande”? E soprattutto cosa vuol dire essere “grandi”? In passato rispondere a queste domande era abbastanza immediato grazie alla presenza di “riti di passaggio” culturalmente condivisi (pensiamo alla leva militare ad esempio), che rendevano l’entrata nel mondo adulto una strada sicura, come un sentiero di montagna ben segnalato, sulla cui correttezza non veniva nemmeno da interrogarsi. 

Oggi le cose sono molto più complesse di così. Non essendoci più una guida esterna chiara, incarnata dalla tradizione, l’unico punto di riferimento siamo noi stessi. Sembrerebbe una grande opportunità possedere finalmente tanta libertà, eppure accade che di fronte ad essa ci sentiamo incapaci. Di fatto, lo siamo! Nel senso che non essendo abituati a usare noi stessi come metro di misura, ritrovarsi a farlo non è immediato. In un certo senso, è come se culturalmente ci trovassimo in una sorta di “adolescenza generale”, dove le cose di ieri non vanno più bene, ma ancora non ne abbiamo acquisite di nuove. 

Chiaramente a pagarne lo scotto più grande sono coloro che in adolescenza ci si trovano anche anagraficamente parlando: l’adolescente inizia ad essere tale sempre prima e continua anche ad esserlo fino all’epoca dell’università, forse oltre. I manuali dicono che oggi si parla di adolescenza dagli 11 ai 25 anni, in una dilatazione che porta da una parte a precocizzare e dall’altra a incontrare gli “eterni mammoni” o “bamboccioni” come qualcuno li chiama; il linguaggio del senso comune si arricchisce dei termini più disparati, spesso velatamente dispregiativi, per definire questo fenomeno, come se fosse semplicemente una questione di “volontà”. 

Eppure, di fronte a un futuro che sembra essere continuamente rimandato e rimandabile, viene spontaneo chiedersi, quale idea di futuro abita oggi la mente dell’adolescente? Ne esiste una? 

I genitori spesso lamentano nei figli l’assenza di una progettualità, la mancanza di desiderio verso il raggiungimento di obiettivi propri, la passività, il ritiro, l’intorpidimento. La causa di tutto questo viene, a mio avviso, semplicisticamente attribuita alla perdita dei valori di un tempo, al fatto che il mondo offre loro troppo, cadendo così in una logica retrograda di sguardo nostalgico al passato, che poco aiuta però a comprendere e confrontarsi con il presente.

Gustavo Pietropolli Charmet (2014), uno dei più grandi esperti italiani di adolescenza sostiene che con essa ci si debba porre nella prospettiva di curare il futuro e credo possa essere una valida indicazione non sono per gli “addetti ai lavori”. Ha senso interrogarsi su quale sia l’idea di futuro dei giovani, perché questo può aiutare l’adulto a comprendere la specificità delle fatiche che oggi incontrano e a capire dunque come entrarvi in relazione, come essere loro d’aiuto. Molte delle problematicità che in adolescenza più facilmente possono manifestarsi, dai comportamenti a rischio (abuso di sostanze, devianza sociale, promiscuità, autolesionismo ecc.) fino all’isolamento (ritiro scolastico, rifugio nel virtuale, ecc.) possono essere lette proprio come espressione di una difficoltà a pensare il futuro e a proiettarvi un’immagine di sé positiva e desiderabile. 

Nella mia esperienza d’incontro con i ragazzi appare evidente una certa rassegnazione, tuttavia non è che gli adolescenti sognino di meno, anzi! Molti di loro hanno chiare aspirazioni di chi vorrebbero essere e cosa vorrebbero diventare, alcune anche davvero creative, ma sono profondamente sfiduciati rispetto alla strada da percorrere; non per la fatica, ma per il fatto che questa assicuri sempre meno il raggiungimento della meta. Il punto è che, tornando alla metafora iniziale del sentiero tracciato, non è più la strada a dover essere fonte di rassicurazione, non è più essa ad assicurare il raggiungimento dell’obiettivo, ma siamo noi a dover diventare base sicura di noi stessi. È il poter godere della libertà trasformandola in occasione per partire da sé; è il poter vedere che, se non ci sono confini chiari, invece che disperarsi si può esplorare come fossimo pionieri e ogni nostro passo può essere una traccia ben visibile lasciata nel mondo, molto più evidente di quella di chi percorre strada già battute. 

In “La fatica di diventare grandi”, piccola e recente lettura che consiglio per sua immediatezza, ho trovato alcune semplici parole dell’autore così realisticamente sconvolgenti: “il lutto per la morte del futuro costituisce l’esperienza affettiva più dolorosa da elaborare, tanto per gli adolescenti quanto per i giovani adulti.”(Aime, Charmet; 2014). Ci troviamo di fronte alla “morte del futuro”. Gli adulti, dai genitori, agli insegnanti, agli educatori, agli allenatori, agli psicologi e a chiunque incontri i ragazzi, possono essere loro di grande aiuto nell’elaborare tale perdita; tuttavia, senza scomodare letture filosofiche o antropologiche, è sufficiente osservare nel quotidiano come ad esempio la crisi economica abbia gettato l’adulto per primo in uno stato di profondo sconforto, lo stesso che senza dubbio, attraverso le varie agenzie educative (la famiglia, la scuola per prime) e di comunicazione, i ragazzi respirano. Sarebbe davvero incauto pensare che questo possa non avere una sua incidenza, soltanto perché “sono giovani”. 

Pensioni immaginate e pianificate per una vita, procrastinate a date incerte; la disoccupazione di padri e madri di famiglia; il precariato. Lo scenario paradossale è quello di un mondo in cui agli adulti non solo non è concesso di accedere alla loro vecchiaia, ma sono anche costretti a misurarsi con dilemmi diversamente tipici della giovane età. Un mondo incastrato sul presente, che non sembra poter andare né avanti né indietro e dove quindi non sembra proprio esserci spazio per chi è sulla soglia. L’adolescente è costituzionalmente orientato al futuro, lo era ieri, lo è oggi e lo sarà domani, ma quello che ha davanti a sé è uno spazio saturato da un popolo adulto a cui è “richiesto” su più fronti di essere sempre giovane, bello, competente, prestante. Di fatto, immortale. Ed è una richiesta che tende ad essere spesso acriticamente soddisfatta.

Proviamo a rifletterci un po’…

Il potere dell’attrazione: i passi per sfruttarlo al massimo 

Quali sono i tuoi desideri? Questa è la fondamentale domanda da porci per cominciare a macinare energia positiva, che possa attrarre le cose, le persone e le situazioni che vogliamo. Scopriamo insieme quali sono gli altri passi fondamentali per attivare tale processo:

Passo 1: Abbi una visione chiara di ciò che vuoi.

Cerca di avere una chiara visione di come dovrebbe essere la vita che desideri, concentrati sulle cose che vuoi, immaginale e assaporale nella mente come se fossero reali. In questo modo il pensiero ti permetterà di sintonizzarti su emozioni positive, che sprigioneranno le cosiddette potenti onde gamma, (capaci di colpire il mondo esterno) oltre a neuro peptidi benevoli, come le endorfine che favoriranno un incremento del tuo sistema immunitario e di conseguenza, un benessere psicofisico.

Passo 2: trasforma il Non Voglio in Voglio, affinché il cervello abbia un’immagine positiva. Un pensiero che inizia con NON attiverà un’immagine negativa.

Fai una lista di tutte le cose che temi o che non desideri. Dopodiché, trasforma ogni singola negazione in un’affermazione positiva, ad esempio se hai scritto: “non voglio ammalarmi in vacanza”, puoi trasformare la frase in “in vacanza andrà tutto al meglio, starò benissimo” e identificati con l’immagine del tuo benessere in vacanza.

Così facendo il tuo corpo sarà realmente pervaso neuro peptidi benevoli e di emozioni e sensazioni positive, che a loro volta sprigioneranno onde positive. Questo ti permetterà di non sprecare energie inutili (che sprechiamo sempre quando attiviamo uno stato ansioso o rimuginante) e di connetterci al “futuro” come se fosse il “Qui e Ora”. Pensa a ciò che desideri ottenere nel futuro come se lo avessi già.

Passo 3: esagera nell’immaginare senza “attaccarti”

Non temere di esagerare nelle immagini! Se desideri comprare una grande villa.. esagera nell’immaginarti già dentro quel bellissimo ambiente. Così facendo aumenterai le probabilità di ricevere ottime proposte perché le persone ti percepiranno positivo, sicuro, convinto di raggiungere i tuoi obiettivi…e questo produrrà in loro un’attrazione, saranno spinti ad assecondarti o a proporti qualcos’altro, magari non otterrai la villa, ma ti avvicinerai a quella felicità ottenendo qualcos’altro di bello. Non attaccarti a quella villa, a quel ragazzo, a quella specifica cosa. Apriti a ciò che arriverà e affidati all’universo, il tuo immaginario positivo aprirà un varco ad occasioni luminose…è questo quello che conta.